19/03/09
Che il campo dell'oratorio, il nostro MADRIGAL, era ormai un bel ricordo lo sapevamo, anzi è ormai una cosa talmente assodata che più nessuno della nostra squadra ne parla, ma stamattina ho ricevuto le fotografie che vedete in questo articolo e, sono sincero, un magone mi ha riempito. I ricordi di molti anni subito si sono fatti strada e ho sentito il bisogno di condividere questi sentimenti con una persona molto speciale che forse più di tutti noi ha respirato e VISSUTO il MADRIGAL : il nostro bomber Matteo Rossi. Due chiacchere e poi molto semplicemente gli ho inoltrato le fotografie chiedendogli se si sentiva di scrivere qualcosina, un simbolico epitaffio per quel rettangolo di sabbia che tanto è stato presente nelle nostre vite. Ovviamente il bomber ha risposto positivamente e ha scritto il testo che leggete qui di seguito. L'intensità e la sincerità delle parole è veramente unica e non lascia spazio, per chi ha veramente amato quel campo, a dubbi: ci mancherà, ci mancherà come può mancare un amico che ci lascia! Diciamo addio al NOSTRO campo con un unico rammarico, non essere riusciti a rendergli onore con una vera partita partita d'addio, forse non abbiamo tutte le colpe, ma questa non deve ma questa non può essere una giustificazione.
Mauro
INNO D'AMORE AL MADRIGAL di Matteo Rossi
Caro Madrigal, sembri un campione ferito e lasciato da solo. Ti guardo, scavato, dimezzato, coperto di ruspe e macchinari vari che ti stanno portando via per sempre. Nel vederti non si può non rimanerci male e fermarsi un attimo, ma solo uno, perché poi ti prende troppo forte la malinconia. Ricordi? Ci siamo conosciuti che tu eri già nonno, che da tanti anni ospitavi sulla tua sabbia le sgroppate di tanti eroi del calcio bonatese, e noi eravamo tanti bambini che correvamo su e giù immaginando che tu fossi il campo di Holly e Benji, quello che non finisce mai. Che bello che eri quando ti vestivi a festa, tutto tirato, con le righe bianche, dritte, bagnato al punto giusto. Era bello occuparsi di te, con le nostre macchine che tiravano improbabili reti ricoperte dalle pietre per provare a toglierti di dosso tutti quei sassi fastidiosi. A volte ti curavamo, occupandoci di riannodare i fili delle reti delle porte ormai consunte per la pioggia e il sole. Noi insistevamo chè le reti rimanessero appese anche dopo le partite, perché giocare con quelle faceva più vera anche la partitina più assurda. Grazie per i momenti romantici, giocati solo con il chiaro della luna perché il prete di turno non ci concedeva di accendere i fari. Grazie per essere stato il dodicesimo uomo in campo, che ci suggeriva la posizione della porta in qualsiasi punto ci trovavamo, perché per orientarsi bastava guardare dov'era quel ciuffo d'erba o quella riga sul muro. Lungo gli anni il paese di trasformava attorno a te, ma tu eri un punto fermo, da generazioni. Le foto in bianco nero ci parlavano delle imprese sportive che si erano consumate sopra di te, e noi eravamo convinti che con la palla al piede stessimo scrivendo la storia del calcio. Grazie per esserci stato quando si facevano i compiti in fretta per venire a trovarti insieme agli amici. Noi, te e un pallone. Siamo stati insieme in momenti festosi, dove centinaia di bambini correvano e ti si divertivano sopra, altre volte siamo stati soli, a guardarci prima di spegnere le luci o darci la buonanotte. In quei momenti avevi il potere di ricordarci come eravamo, e come siamo cambiati. Adesso il tempo ti porta via, quasi come una persona cara che sta per andarsene. Rimangono di te tanti ricordi, tanta polvere masticata che ci è entrata nei polmoni, vittorie, sconfitte, corse, ginocchia sbucciate, urla di gioia e proteste, impegno e divertimento, amicizia, passione. Ricordi di vita. Ciao Madrigal, ti vogliamo bene!
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